Amici del Sermig di Mori

PACE SÌ E COMINCIO IO

Sabato 24 ottobre la nostra sede si è riempita di voci, risate e mani al lavoro. Non era una giornata come le altre e ce ne siamo accorti già dai primi minuti quando la porta ha cominciato ad aprirsi e sono arrivati i ragazzi: alcuni da vicino, altri da più lontano come gli amici di Bergamo e di Vicenza. Lo spirito che ci ha guidati, «Pace Sì e comincio io!», è una frase semplice che non smette di interrogarci. È facile desiderare la pace, ma è più difficile accettare che parta da noi, dal nostro piccolo, da un gesto che nessuno vedrà. Forse è proprio questo il punto: la Pace non può essere solo un grande desiderio, ma una piccola scelta quotidiana.

Abbiamo iniziato facendo servizio. Giovani di provenienze diverse hanno lavorato insieme senza bisogno di lunghe presentazioni: si lavora, ci si aiuta a portare qualcosa di pesante e intanto nascono le prime chiacchiere. È questo il bello del servizio: abbatte le distanze con discrezione, non chiede di essere bravi o di avere le parole giuste, chiede solo di esserci. Poi è arrivata la merenda, un momento che sembra secondario e invece è stato prezioso: la condivisione del cibo è uno dei modi più antichi di fare comunità. Dopo la fatica del lavoro, condividere una fetta delle gustose torte, donate da alcune signore che ci vogliono bene, ha dato al pomeriggio un sapore di famiglia.

Infine ci siamo riuniti per l’incontro, e abbiamo dedicato il tempo a una riflessione sulla Carta dei Giovani, dando spazio al dialogo e lasciando nascere in noi tante domande da portare a casa e su cui continuare a interrogarsi per crescere insieme. Cercare il dialogo, mettersi a servizio e avere sete di infinito sono solo alcuni dei punti della Carta dei Giovani dai quali ci siamo lasciati interpellare. 

Le risposte arriveranno con il tempo, con il confronto e con la ricerca di buoni maestri, come ci insegna anche Alberto Pellai, nell’intervento all’Università del Dialogo del 2025 che abbiamo ascoltato per concludere l’incontro e la giornata. 

Dopo esserci salutati,  la sede è tornata silenziosa, ma non vuota: è rimasta la gioia di aver ospitato tanti giovani, di aver costruito insieme, di aver sentito che qualcosa di buono si è mosso. Siamo grati e commossi di vedere che la pace è possibile e che tanti giovani continuano a sceglierla. 

Ci portiamo a casa un pensiero: camminare insieme non è una questione di luogo. Possiamo farlo a Mori come a Bergamo, a Vicenza o ovunque la vita ci porti, ogni volta che scegliamo di servire, di ascoltare, di non accontentarci. La strada è la stessa e questo pomeriggio ci ha ricordato che non siamo soli a percorrerla.

Pace Sì, davvero. E, con un po’ di coraggio, cominciamo noi.

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